24/06/2005

ESILARANTE "LA PADANIA" E NUOVA XENOFOBIA

Severità con tutti, immigrati e potenti
  


Stupri, violenza, assassini, sempre a opera di clandestini extracomunitari: comunque lo si voglia considerare, è il tema del momento. Cosa ne pensi?
«L'esigenza di sicurezza e le paure degli italiani sono reali, anche perché come sempre scoppia una guerra tra poveri e non sono i "quartieri alti" a preoccuparsi del problema. Però credo occorra rendersi conto delle cause di questa immigrazione. Non è che la gente si sposti dai propri Paesi con animo lieto. Come mai i neri del Centro Africa, che non hanno mai rotto le scatole a nessuno e sono alieni in linea di massima alla violenza, sbarcano in Europa?».
La risposta è semplice.
«Il nostro sistema di sviluppo ha destrutturato ciò che chiamiamo Terzo mondo, dal punto di vista sociale e identitario; le persone non si riconoscono nel Paese in cui stanno».
Credo vi sia, più pragmaticamente, anche un problema di povertà...
«Peggio, c'è la fame, un problema moderno, non esisteva prima. Lo racconta Alexis de Tocqueville: il termine pauperismo nasce nel 1830, nell'opulenta Inghilterra di quegli anni. Gente che vive di materiali di risulta, alla periferia dell'impero e spesso spinta dalla fame, viene inevitabilmente verso di noi».
Una tendenza inarrestabile?
«Sì, se continuiamo con questo modello di sviluppo che invade gli altri mondi: allora le emigrazioni saranno inevitabili e quello che vediamo oggi non è che un pallido riflesso del domani. Intendiamoci: questo sistema ci porta anche alcuni vantaggi, significa portare le nostre imprese in posti dove si paga la gente poco o nulla... Sono considerazioni che ci conducono a un altro tema, quello della Cina».
Non divaghiamo.
«Ecco: allora diciamo che il problema legato alla criminalità immigrata è reale, ma ha cause all'origine delle quali c'è pur sempre il mondo occidentale».
Difficile spiegarlo a chi subisce violenza...
«Ovviamente la poveraccia che viene stuprata a Milano o a Bologna non ha alcuna responsabilità. Ma il discorso di fondo va fatto, perché se non si affronta la questione, il futuro sarà anche peggiore».
Questo il contesto. Poi c'è il problema contingente, la necessità di gestire la sicurezza nelle nostre città. La Lega da sempre lancia l'allarme e chiede un giro di vite. Secondo un recente sondaggio della Swg, gli italiani sono d'accordo: sette su dieci ritengono che vi siano state troppe concessioni agli immigrati. Sei tra loro?
«Sono d'accordo. Questo è un vizio tipico della sinistra, non credo neppure motivato da motivi elettorali, razionali; è semplicemente il portato di un buonismo idiota in base al quale tra handicappato e sano si preferisce il primo, così come tra immigrato e italiano fa fine prediligere l'extracomunitario... per sentirsi buoni! Fa parte di una vecchia cultura della sinistra. D'altra parte, c'è l'altra vecchia cultura, della destra come della sinistra, secondo la quale è giusto andare a rompere le scatole a Paesi che stavano benissimo prima del nostro arrivo».
Ti riferisci al Colonialismo?
«Non a quello classico, parlo del Colonialismo economico degli ultimi trent'anni, che ha devastato il Terzo mondo. È un problema mai affrontato dalla classe politica se non con l'iniziativa pelosa degli "aiuti"».
Fonti di infinite corruzioni e sprechi...
«Mi ricordo, tempo fa, una riunione dei sette Paesi più poveri del mondo, guidati dal Benin; ci pregarono, gridarono: "Per favore, non aiutateci più!". Cosa che naturalmente noi ci siamo guardati bene dal fare».
Torniamo alla stretta attualità. Pensi vi sia anche un problema culturale a determinare l'azione dell'immigrato che stupra una ragazza? Molti provengono da Paesi dove le donne sono in posizione nettamente subalterna...
«Queste popolazioni hanno una vitalità diversa dalla nostra. Qui in Occidente una ragazza può girare in minigonna e non succede niente, anche perché siamo ormai sessualmente impotenti. Ciò non vale per gli immigrati. Naturalmente lo stupro è l'aspetto più deteriore di una vitalità che, comunque, in altre culture esiste e che noi invece abbiamo completamente dimenticato, anche perché riteniamo di avere tutto da perdere, mentre loro non hanno proprio niente. Se torniamo a casa la sera e troviamo nostra moglie a letto con un altro, gli presentiamo il biglietto da visita. Alcuni di questi stupri sono avvenuti in pieno centro, senza reazione da parte della comunità italiana, perché nessuno di noi è disposto a rischiare qualcosa, riteniamo non esista alcun valore degno del sacrificio della vita, neanche difendere una ragazza aggredita. Altrove, invece, ci sono i kamikaze; più modestamente, provate a violentare una donna nel centro di Bucarest o nei Balcani... Ti ammazzano. È un problema interno più che esterno».
Rassegna stampa. Sull'Unità si parla di "fascismo padano" perché il Carroccio si affanna a chiedere misure più rigorose contro la delinquenza. Lo stesso giorno, sul Corriere Sergio Cofferati accusa la sinistra di aver sottovalutato il tema della legalità.
«Io sto con Cofferati, che però arriva un po' tardi. Credo che chiunque venga da noi debba rispettare le nostre leggi. C'è però un rovescio della medaglia: chiunque vada altrove deve, ugualmente, rispettare le leggi altrui. Cosa che noi non stiamo facendo al punto da bombardare un Paese, l'Iraq, perché non ci andava bene come era organizzato. Mi ricordo un albanese che mi disse: l'ospite di un Paese deve seguirne le norme ancor più dei suoi abitanti, proprio perché è ospite. È, questo, un concetto in perfetta armonia con quanto pensano tante culture di tipo tradizionale; noi invece, per una sorta di internazionalismo buonista, crediamo che un immigrato debba avere diritti maggiori. Insomma, l'esatto contrario».
Con questa logica siamo arrivati al punto che, come testimoniano i dati, quasi il 40 per cento delle persone arrestate nel 1994 era costituito da extracomunitari.
«Mi sorprende che il dato sia così basso. Quando la gente viene sradicata dalla propria cultura e costretta a emigrare, è ovvio che perda tutti i punti di riferimento, né assume quelli del Paese in cui arriva. Eppoi, sono d'accordo col procuratore capo di Bologna: se l'esempio che viene dall'alto è quello di un'illegalità che paga - penso a Silvio Berlusconi insieme ai suoi accoliti - perché mai un maghrebino preso con le mani nel sacco non dovrebbe dirsi vittima di un complotto della polizia? Non si può chiedere al cittadino comune di rispettare le leggi quando questi vede che la classe dirigente è la prima a farsene beffa. È un problema fondante di una comunità».
A dir il vero, non so quanto in un campo nomadi abusivo giunga l'eco di queste polemiche...
«Certamente. Forse questa eco non giunge o giunge molto fragile, ma è tutta una questione che si lega. L'anno scorso, a Milano, ho assistito per tre giorni consecutivi a scazzottature e coltellate tra chicanos, sempre il giovedì sera perché è il giorno di libera uscita delle domestiche. Chiesi al tenente che guidava i carabinieri della zona: ma perché non intervenite? Risposta: non vado lì a prendermi una coltellata per veder domani l'aggressore già fuori di galera. Non esiste una cultura della legalità ai livelli massimi, quindi hanno voluto una lunga serie di leggi iper-garantiste o pseudo-garantiste, con una conseguenza: chi ti dà una coltellata, l'indomani è già libero. Ed è giusto che sia così: perché se sta fuori chi ruba migliaia di miliardi, non si capisce perché uno che dà la coltellata debba stare dentro. In altre parole: chi delinque deve andare in galera? Ovvio. Ma come accettare che lorsignori che delinquono, invece di andare in galera, siano ai vertici della Repubblica?».
Non si può accusare la Lega di iper-garantismo: anzi, la accusano di "fascismo padano" per la severità delle sue proposte.
«Penso alla castrazione chimica. Io non sono d'accordo, però dico una cosa: se si è favorevoli, poi non si può criticare gli islamici che tagliano la mano ai ladri. Bisogna rispettare la cultura altrui anche quando fa cose che ci sembrano inaccettabili; solo così possiamo chiedere rispetto per la nostra cultura».
Parlavi di garantismo. Ne abbiamo troppo?
«A parte alcuni bucherellamenti iper-garantisti degli ultimi dieci anni dovuti alle ragioni che sappiamo e dei quali abbiamo già parlato, le leggi che ci sono risalgono perlopiù al codice Rocco e sarebbero sufficienti ed eque, purché fossero applicate. Non serve infliggere sulla carta ottomila anni di galera, sarebbe sufficiente la certezza della pena, che è però scomparsa dal nostro Paese, ovunque. Giustamente Renato Vallanzasca dice: sono l'unico esempio di certezza della pena».
La magistratura non eccede in buonismo?
«No, la magistratura applica le leggi. La colpa è solo del legislatore. Se la magistratura ha margini di discrezionalità e non siamo d'accordo che li abbia, basta toglierli».
Negli altri Paesi ci sono governi, anche di sinistra, che hanno varato legislazioni molto restrittive sull'immigrazione.
«C'è una forte diversità culturale, nei Paesi nordici il concetto di legalità è sentito a tutti i livelli. Tiene insieme la comunità, lo Stato. Dovrebbe sempre essere così: lo Stato nasce perché noi cittadini conferiamo il monopolio della violenza allo Stato per garantire la legalità. Questo nel Nord Europa lo fanno ancora e quindi possono permettersi di varare leggi dure contro un'immigrazione delinquenziale. Come fare leggi dure contro l'immigrazione delinquenziale, se si è delinquenziali?».

A proposito di delinquenza e garantismo, per finire: che ne pensi del caso Sofri?
«Roberto Calderoli è coerente nel domandarsi come sia possibile che l'assassino del commissario Luigi Calabresi sia il principale editorialista del più importante quotidiano di sinistra e del maggiore settimanale di destra. Adriano Sofri ha tutto il diritto di usufruire dei permessi per uscire dal carcere, ma qual è l'esempio che si dà facendone il corsivista principe d'Italia? Quando mi domandano come si possa diventare giornalista, io dico sempre che per essere importanti opinionisti, bisogna uccidere un commissario di polizia. In questo Paese si assiste a un venir meno delle regole fondamentali, al punto che diventa difficile punire severamente l'immigrato che ha agito da infame stuprando una ragazza. Ci lamentiamo degli extracomunitari ma pensiamo a quanto succede a Napoli, città che andrebbe rasa al suolo: lì la gente si rivolta contro l'intervento della polizia. Ora: o escono da questo Paese e fanno una Repubblica a sé, con Antonio Bassolino e Rosa Russo Jervolino, oppure andrebbero bombardati. La retorica di Carlo Azeglio Ciampi è inutile, Napoli non si può salvare, è completamente criminale. È una città intera con la malavita organizzata legata ai quartieri bene da antichi vincoli, ormai degenerati».
Lo Stato che può fare?
«L'unico regime che ha combattuto seriamente i fenomeni di tipo mafioso è stato il fascismo, per una ragione semplice: un potere forte non può accettarne altri. La nostra democrazia è debole, deve andarci a braccetto. Sono i problemi di fondo dell'Italia di oggi, dei quali non vedo mai discutere con un minimo di sincerità».
Carlo Passera
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da www.lapadania.com
Vorrei tanto che uno dello stesso pensiero del Sig.Carlo Passera possa intervenire su questo blog, possa mandarmi una email, possa telefonarmi, possa incontrarmi...
Spessso fa male trattenere la salivazione, non vedo l'ora di "scaricarmi".

ps: andate affanculo, grazie.


 


22/06/2005

ENNESIMA FIGURA DI MERDA

Finlandia risentita, convocato l'ambasciatore Il governo finlandese offeso dalle parole irriguardose di Berlusconi nei confronti della presidente della Repubblica
HELSINKI (FINLANDIA) - Una battuta forse scherzosa, ma pubblica e in occasione ufficiale rischia di diventare un boomerang per Silvio Berlusconi. Il premier italiano ieri, all'apertura dell'Authority Alimentare a Parma aveva detto di «aver usato anche le sue armi da playboy per convincere la presidente finlandese, Tarja Halonen, a lasciare all'Italia la nuova istituzione europea, che pura la Finlandia ambiva ad avere. Ora qualla battuta rischia di trasformarsi in una brutta figura internazionale per l'Italia. Il ministero degli Esteri Finlandese ha infatti convocato l'ambasciatore italiano ad Helsinki, Ugo de Mohr, per «esprimere lo stupore del governo finlandese per le affermazioni del premier italiano Silvio Berlusconi a Parma sulla presidente della Finlandia, Tarja Halonen». Lo ha reso noto l'ambasciatore finlandese a Roma. E inevitabilmente il nuovo «infortunio internazionale» di Berlusconi, dopo le foto con le «corna» o lo contro all'europarlamento all'avvio del semestre italiano, inneschea come era accaduto in precedenza qualche polemica.
da www.corriere.it

20/06/2005

Il male e il malvagio secondo Angela Davis

La tanto sbandierata funzione della polizia, "proteggere e servire la gente" è una caricatura grottesca, perchè protegge e preserva gli interessi dei nostri oppressori e non è al nostro servizio bensì al servizio dell'ingiustizia.
Il fascismo è un processo; cresce e si sviluppa con la naturalezza di un cancro.
Mentre oggi la minaccia del fascismo si può restringere all'uso degli apparati della legge, le forze di polizia, l'apparato giudiziario e penale, contro le resistenze aperte o latenti delle comunità oppresse, domani potrebbe attaccare l'intera classe lavoratrice ed eventualmente anche i democratici moderati.


Ho letto di Angela Davis ed ho tratto il brano dalla rivista CARTA.
E' una rivista settimanale che consiglio a tutti. Per sapere qualcosa di più su lei:
Biography
Activist, author and professor Angela Davis was born in Birmingham, Alabama, on January 26, 1944, the daughter of two teachers. Active at an early age in the Black Panthers and the Communist Party, she also formed an interracial study group and volunteered for the Student Nonviolent Coordinating Committee while still in high school. At fifteen, after earning a scholarship, Davis traveled to New York to complete high school. After high school, she attended Brandeis University, where she graduated magna cum laude in 1965. Studying philosophy and French literature, she spent her junior year studying at the Sorbonne in Paris. After her graduation, Davis traveled to Germany for further study before enrolling in the University of California, San Diego, earning an M.A. in 1968.

Upon earning her master's degree, Davis became an assistant professor at UCSD, but due to her connections with the Panthers and the Communist Party, she was removed a year later. Following her dismissal, Davis worked to free the Soledad Prison Brothers and befriended an inmate, George Jackson. In August of 1970, Jackson and several other inmates attempted to escape from the Marin County Courthouse, and a judge and three others were killed. Davis was quickly put on the FBI's most wanted list, despite the fact that she was not at the crime scene, and was apprehended in New York. After spending eighteen months in jail during her trial, Davis was acquitted in 1972. While in prison, Davis wrote her first book, If They Come in the Morning: Voices of Resistance, entirely by hand. After her acquittal, Governor Ronald Reagan vowed she would never teach in California again, but nevertheless, she was immediately hired by San Francisco State University, where she stayed for another twelve years. Entering the political ring, Davis ran on the Communist Party ticket as vice president in 1980 and 1984. When the Soviet Union began to fall apart, however, Davis gave up communism.

Davis tours across the United States and the world lecturing on prison reform, and she currently serves on the advisory board of the Prison Activist Resource Center. She is also a co-founder of the Committees of Correspondence, an organization that seeks to unite all socialist groups in the United States. Davis teaches in the History of Consciousness Department at the University of California, Santa Cruz.
da www.thehistorymakers.com